Prendiamo alla lettera l’esortazione a consumare di più
“Non è oggi azzardato affermare che i rifiuti, sepolti sottoterra o gettati sui fondali dei mari, superano in quantità le merci in circolazione, e il nostro Pianeta Azzurro si sta trasformando in una sfera - pattumiera strapiena a spasso per l’Universo”. Così scrivevamo nel 2010.
Dieci anni dopo, è stato scientificamente documentato un ulteriore drammatico sorpasso: la “tecnomassa”, l’insieme dei materiali artificiali prodotti dall’uomo (ciò che non nasce ma è costruito), ha superato in peso la biomassa: la materia vivente sulla Terra.
Un divario che continua a crescere ogni anno.
La nostra società, che non è corretto definire “consumistica”, visto che ci porta a gettare le cose molto prima di averle consumate, in un gigantesco processo di produzione di rifiuti sta sprecando le risorse della Terra (minerali, animali, vegetali, acqua, aria e suolo) rendendole inutilizzabili per la maggior parte degli attuali abitanti e per le generazioni future.
In più, se tenore di vita e condizioni di lavoro e sicurezza sociale fossero al nostro livello in tutto il mondo, il costo di materie prime, manufatti e alimenti sarebbe per noi ben più elevato e ci costringerebbe ad una sobrietà che ci terrorizza e vorremmo scongiurare.
Esperienza provata più volte in tempi recenti, a causa delle guerre con effetti diretti su di noi anche quando le bombe cadono lontano, e subito dimenticata quando le criticità rientrano.
Con queste premesse colpisce che, per affrontare sfavorevoli congiunture economiche nazionali ed internazionali, partiti politici e parti sociali (sindacati, associazioni industriali...) concordino tutti sul fatto che occorre “mantenere e consolidare il nostro stile di vita”, cioè i nostri consumi e i nostri sprechi, perché “l’economia deve essere rilanciata rilanciando i consumi”.
Nessuno resiste al mito della produttività ma, in un mondo sempre più globalizzato e con risorse non inesauribili alle quali aspira una popolazione sempre più numerosa, l’incremento dei consumi non è fra le opzioni più sensate da perseguire.
Al contrario, dovremmo prendere alla lettera lo slogan “consumare di più” e consumare davvero fino in fondo i beni che possediamo.
Conosco persone cui farlo non costa e non dispiace… anzi ne ricavano soddisfazione pensando alla parte di prati, acque ed ambienti naturali in generale (ed a chi li abita: persone ed altri esseri viventi) al cui degrado non contribuiscono!
Sarà questo nuovo atteggiamento a promuovere nuove opportunità di lavoro, nuove forme di economia ed un vero, positivo, sviluppo.
Giovanni Guzzi, maggio 2026
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Rilanciato da L'Amico del Clero, giugno-luglio 2026
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