Giovanni



Riempiamo di alberelli i vuoti tornelli



RIEMPIAMO DI ALBERELLI I VUOTI TORNELLI

In attesa che i servizi comunali provvedano, cittadini volenterosi cercano di far ricrescere le robinie spontanee (e altre specie) nelle vie della Città Giardino

“Servizi Comunali e falcidia di alberi innocenti nella Città Giardino…” così la nostra sezione di Cusano Milanino del Gruppo Naturalistico della Brianza titolava un comunicato del novembre 2018.

Vi si osservava che, in questi ultimi anni, molte delle robinie piantate in alcune vie del Milanino sono state abbattute perché presentavano problemi vegetativi e di stabilità al fusto ed ai rami.

Problemi resi evidenti dalla presenza di corpi fungini che pullulano numerosi su rami e tronchi anche di quelle oggi presenti (superstiti di remoti filari di cui restano più fallanze che alberi): sia fra le sopravvissute robinie innestate, sia fra quelle spontaneizzate.
Causa di ciò sono lo stadio vegetativo senescente delle varietà piantate oltre all'errata manutenzione condotta con improvvidi interventi di potatura.
Come dimostrano i punti nei quali avvengono periodici sbrancamenti, anche in condizioni meteorologiche non necessariamente estreme.

Ma, al tempo stesso, si osservava che, grazie alla vitalità vegetativa di questo genere di alberi, dalle ceppaie e dalle radici sono spuntati polloni a formare cespugli spinosi che alcuni cittadini di buona volontà, con paziente lavoro di cesoie, e con il sostegno dei frontisti, da anni (come Michelangelo, che dal blocco di marmo semplicemente rimuoveva il materiale in più per “estrarre” da esso l'opera d'arte che già vi era contenuta) modellano per ricavarne veri e propri alberelli e poi alberi, che ombreggiano le strade, quasi come le piante madri, mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici e rendendo più gradevole percorrerle.
O anche, proprio permettendo di transitarvi: visto che i tempi degli interventi di sfalcio sui marciapiedi in qualche caso (ad esempio via Quiete, ma non solo questa) fanno sì che si formino delle vere e proprie chiome al livello del suolo (come se tutto il tronco dell'albero fosse sotto il piano stradale), che non solo impediscono ai pedoni di camminare sui marciapiedi, ma arrivano ad ingombrare anche la carreggiata.

Talvolta questi nuovi alberi possono essere radicati male e mancare della stabilità necessaria.
In questi casi, ben individuabili dagli esperti, è lecito intervenire abbattendoli, prima che, divenuti grandi, possano arrecare danni; noi stessi del Gruppo Naturalistico della Brianza, dove necessario, abbiamo sollecitato la rimozione di alcuni di essi spontaneamente ricresciuti.

Negli altri casi, e sono la stragrande maggioranza, non ci sono problemi. L’ombra e la frescura che donano nei mesi estivi sono gradite a tutti.

Ma Attila (dopo il cui passaggio, come noto, non cresceva più l'erba) ha colpito, da un giorno all’altro, lasciandoci stupiti. Sono stati mantenuti gli alberi più grandi, quelli che, eventualmente, potrebbero presentare criticità; mentre sono stati eliminati quelli più piccoli e innocenti.

La sua furia a Milanino però non ci meraviglia; sa distruggere ma non sa fare:

NB le vie citate sono solo indicative, in quanto rappresentative di casi analoghi presenti anche altrove

“Indignarci è poco”, scrivevamo, anche se forse è da ingenui, vista la disattenzione con cui si lascia che molti facciano quel che vogliono, nei “villini” della Città Giardino, in spregio al buon senso e al buon gusto. Osservando, infine, che “il Comune non vuole essere da meno”.

Ma indignarsi non basta, quindi, con alcuni volenterosi, dal settembre 2019 si sta cercando di costituire un gruppo di persone decise a non arrendersi all'ineluttabile e che, anziché dedicarsi alla sterile pratica del lamento, vogliono continuare ad impegnarsi per rendere più verdi ed accoglienti le vie del proprio quartiere.

Magari anche scegliendo le specie vegetali più efficaci per inerbire i tornelli al piede degli alberi (prendendo spunto da chi già l'ha fatto al meglio, come in via Primula di fronte al civico 15) o pensare a ripiantare altre essenze sui marciapiedi inerbiti dove non ve n'è più nessuna (come in via Acacie): negli anni di abbandono di queste vie (quanti sono ormai?) se anche fossero stati semplicemente piantati un seme o una talea ora avremmo guadagnato almeno un decennio.

Siccome un'attività di questo genere deve necessariamente relazionarsi positivamente con il Comune, e siccome farlo uniti è più efficace che farlo individualmente, chi vuole collaborare (o anche scambiarsi esperienze sulle modalità più adeguate a condurre questi interventi di arboricoltura elementare) può segnalare la propria disponibilità scrivendo a umberto-guzzi@tiscali.it.

Stiamo pubblicizzando l'iniziativa anche affiggendo agli alberelli cartelli come questo

Siamo grati a chi (oltre a diffondere questa pagina elettronica) vorrà scaricarlo (scarica da qui >>>), autostamparlo ed appenderlo agli alberi nelle vie che non siamo ancora riusciti a raggiungere.

Grazie

Umberto Guzzi
Coordinatore Gruppo Naturalistico della Brianza
sezione di Cusano Milanino / Comitato per il Tram

 

CURIOSITÀ - per saperne di più

Dal momento che stiamo svolgendo questo lavoro su una sola specie vegetale (anche se in qualche tornello è stata avvistata anche qualche altra specie più pregiata, come, in via Quiete, un olmo che si sta cercando di salvaguardare), ci siamo informati sulla sua esatta denominazione scientifica e sulle sue caratteristiche.

Innanzitutto stiamo parlando di robinie e non di acacie.
Confusione indotta sia dalla denominazione di una delle vie interessate dalla nostra iniziativa sia dalla denominazione di una varietà di miele.
Acacia è però il nome di un diverso genere di alberi, diffuso in Australia, Asia, Africa e Americhe nelle regioni calde e a clima tropicale di entrambi gli emisferi, e di cui anche a Milanino sono presenti varietà ornamentali (fra queste è anche la mimosa), ma non sulle alberate stradali.

Fu Linneo ad attribuire alla robinia il suo nome, in onore di Jean Robin (1550 - 1628), giardiniere ed erborista dei re di Francia Enrico IV e Luigi XIII, che la introdusse in Europa dall’America Centro-Settentrionale come pianta ornamentale. In Francia fu importata nel 1601 e Alessandro Manzoni ne sostenne la diffusione in Lombardia (se non andiamo errati anche nella sua villa di Brusuglio).

Gli alberelli che ricrescono dalle ceppaie appartengono, più precisamente, alla specie Robinia pseudoacacia. Su di essa è stata innestata la varietà (sprovvista di spine e senza fioritura) di Robinia pseudoacacia umbraculifera (dal latino umbraculum = ombrello, forma alla quale rimanda la sua chioma).

La robinia è considerata pianta infestante e non autoctona, con questa motivazione in alcuni casi se ne è giustificato l'abbattimento da parte del Comune in risposta ad obiezioni dei cittadini.
Giustificazione immotivata visto che stiamo parlando di alberelli a bordo strada in ambito urbanizzato e non di boschi, dove l'argomentazione potrebbe aver senso. In ogni caso, per la velocità di accrescimento, in attesa che le istituzioni provvedano con impianti di varietà di maggior pregio (ed adeguatamente messe a dimora), garantiscono un discreto beneficio ambientale che è pur sempre meglio di niente.

Avvertenza
Se si vuole liberarsi di una robinia è meglio lasciare che muoia in piedi per cause naturali rispetto a tagliarla
. In questo secondo caso, infatti, si otterrà invece l'effetto opposto di moltiplicarla, a partire dalle innumerevoli pianticelle che, per garantire la complessiva fotosintesi dell'albero e la sua possibilità di nutrirsi, germoglieranno dalle sue radici; cosa che può notare nel proprio giardino chiunque abbia in strada di fronte al proprio civico una robinia che sia stata recentemente potata o abbattuta.


Cura del verde o verde che cura?