Giovanni





Raccomandazioni per la gestione responsabile di una riserva strategica non rinnovabile

GEOLOGIA PENSATA >>>

L’ACQUIFERO PROFONDO NEL NORD MILANO È IN PERICOLO

Raccomandazioni per la gestione responsabile di una riserva strategica non rinnovabile

L'autore invita i lettori che ne condividono le argomentazioni a sostenerle inoltrando l'articolo agli Enti competenti ed ai Sindaci dei propri comuni, chiedendo loro che si attivino nel senso suggerito e ne rendano conto alla cittadinanza.
È gradito un riscontro di ogni iniziativa intrapresa >>>.

RIASSUNTO
Nel territorio della Città Metropolitana di Milano e della Provincia di Monza-Brianza le acque dolci sotterranee sono contenute in sedimenti permeabili (ghiaie e sabbie) intercalati con livelli di limi e argille, riconducibili a tre distinti acquiferi.
Di questi il Primo Acquifero (il più superficiale), particolarmente vulnerabile, già da parecchi decenni è stato escluso dalla rete di distribuzione degli acquedotti;
il Secondo Acquifero è stato lui pure raggiunto da sostanze inquinanti provenienti dalla superficie, ma non ancora in misura tale da comprometterne la potabilità (salvo situazioni particolari).
Più sotto il Terzo Acquifero, o Acquifero Profondo: fino a pochi decenni fa conteneva ancora acqua di buona qualità; immagazzinata nei secoli e millenni passati, essa infatti era rimasta immune da contaminazione, sia per la protezione offerta dagli strati argillosi al tetto, sia perché esclusa, a causa della elevata profondità e dei conseguenti equilibri di pressione, dal flusso idrico sotterraneo che percorreva gli acquiferi sovrastanti.
In questi ultimi anni l’Acquifero Profondo è stato l’obiettivo di numerosi nuovi pozzi; l’emungimento sempre più intenso di acqua vi ha richiamato dalla superficie e dai livelli sovrastanti ed adiacenti acqua di qualità più scadente.
Quanto sopra è dimostrato dall’evoluzione nel tempo (dal 1994 al 2017) della concentrazione di azoto nitrico (parametro chiave per l’individuazione dell’inquinamento antropico), in un pozzo situato nel Comune di Cusano Milanino, approfondito recentemente e con filtri nell’Acquifero Profondo.
Attualmente l’acqua dell’Acquifero Profondo è ancora meno compromessa rispetto a quella del Secondo Acquifero, ma, se non si provvederà d’urgenza, in pochi decenni l’Acquifero Profondo riproporrà il deterioramento qualitativo già verificato per gli acquiferi sovrastanti.
Dal momento che, immessa in rete, acqua di buona qualità viene destinata per un 98-99% ad impiego non alimentare, si dilapida in questo modo una riserva strategica di acqua potabile di cui vengono private sia le presenti generazioni, per l’uso improprio che se ne fa attualmente, sia le future, anche nell’eventualità di situazioni d’emergenza.

 

1 - Acque sotterranee e acquiferi

Le acque nel sottosuolo della vasta area che dalle colline moreniche della Brianza scende fino ai quartieri meridionali di Milano sono contenute in strati più o meno continui di ghiaia e sabbia alternati sia verticalmente, sia lateralmente, con livelli di limi e argille; questi ultimi divengono sempre più frequenti e continui procedendo da Nord verso Sud e dall’alto verso il basso (vedi fig. 1).

Fig. 1: Sezione idrogeologica N-S, segmento Desio - Milano Est.. Gentilmente concessa da Paola Gattinoni da: Note Illustrative del Foglio 118 della Carta Geologica d’Italia, scala 1/50.000 (Francani et al., 2016), modificata.

Gli acquedotti della città metropolitana di Milano e della provincia di Monza Brianza prelevavano, fino ad una ventina di anni fa, quasi esclusivamente da quello che alcuni autori (Francani & Pozzi, 1981) definiscono Secondo Acquifero, per distinguerlo dal Primo Acquifero, più superficiale.
I due acquiferi costituiscono insieme l’Acquifero Tradizionale (Martinis & Mazzarella, 1971), e sono fra di loro in collegamento idraulico, malgrado l’interposizione di straterelli limoso-argillosi (lentiformi e discontinui) che determinano una differenziazione sia nella qualità delle acque, sia nei livelli piezometrici.

Infatti il Primo Acquifero, che interessa il sottosuolo fino a profondità dell’ordine dei 50 metri, essendo più vicino alla superficie, è maggiormente vulnerabile da eventuali sversamenti dalla superficie; utilizzato fino ai primi decenni del secolo scorso anche per uso potabile, ne è stato escluso successivamente, per presenza di sostanze tossiche e nocive in concentrazione superiore ai valori limite consentiti.

Anche il Secondo Acquifero, che costituisce la parte inferiore dell’Acquifero tradizionale, a detta di documenti ufficiali di fine secolo scorso (Airoldi & Casati, 1989, pag.22),

“fino a 120 metri  (di profondità) risulta contaminato a livello di parti per miliardo (milionesimo di grammo per litro) e parti per trilione, da un gran numero di sostanze; in pratica di tutte le sostanze utilizzate nell’ambiente e sparse sul piano di campagna si trova traccia nell’acqua di falda a causa della vulnerabilità dell’acquifero”

Sotto l’Acquifero Tradizionale (Primo e Secondo Acquifero) i livelli ghiaiosi cedono il posto a strati più sottili, prevalentemente sabbiosi, separati da livelli sempre più consistenti di argille. I livelli sabbiosi più vicini alla superficie ancora contengono acqua dolce: essi costituiscono quello che viene comunemente definito “Acquifero Profondo” (Martinis & Mazzarella, 1971) o “Terzo Acquifero” (Francani & Pozzi, 1981).

L’Acquifero Tradizionale si spinge, nell’area nord-milanese, fino a profondità dell’ordine dei 120 m dal piano campagna mentre l’Acquifero Profondo ad acqua dolce (che ha come limite inferiore potenti strati argillosi che lo separano da sottostanti livelli sabbiosi, con acqua salmastra o salata) non supera in media i 200 m di profondità; quest’ultimo in particolare possiede, più a sud,  un andamento generale legato, oltre che alle variazioni di livello del mare e all’ubicazione degli antichi scaricatori glaciali, ai movimenti tettonici del Pleistocene (Quaternario antico).

 

2 - L’Acquifero Profondo nella letteratura

Fin dalla fine del secolo scorso i livelli permeabili facenti parte dell’Acquifero Profondo sono stati oggetto di studio. Particolarmente interessante ne risultava la elevata protezione rispetto all’inquinamento antropico dalla superficie: infatti

“si tratta principalmente di falde confinate”
(Beretta, Colombo, Di Palma, Francani, & Rosti,1995, pag. 66).

È tuttavia doveroso mettere in evidenza anche gli elementi negativi: parametri idraulici quali la conducibilità idraulica, con valori

“piuttosto bassi, dell’ordine di 10 -5 - 10 -6 m/s nei livelli più produttivi”

decisamente contrastanti con i corrispondenti valori del Primo e Secondo Acquifero (da 10 -3 a 10 -5 m/s), da cui derivano, per quest’ultimo, portate specifiche relativamente elevate, dell’ordine dei 20 l/s per metro d’abbassamento e

“presenza talora (nell’Acquifero Profondo) di sostanze tipiche di ambiente riducente (idrogeno solforato, ferro e manganese)”
(Beretta et al., 1995).

Nel novembre 1989 Airoldi e Casati, 1989 segnalavano la presenza, sotto l’acquifero tradizionale, di

“falde artesiane protette da compatti banchi di argilla che si incontrano fra 110 e 130 metri di profondità e che formano il tetto di acquiferi confinati profondi. Queste falde artesiane sono attualmente indenni da contaminazione chimica e forniscono quindi acqua di qualità ottima”.

Gli stessi autori però ammonivano che

“l’utilizzazione di falde sempre più profonde non può costituire la soluzione definitiva per tutti i problemi qualitativi dell’approvvigionamento idrico. Infatti a lungo andare, approfondendo semplicemente le zone di captazione, si finirebbe con il richiamare gli inquinamenti in profondità, sia attraverso i pozzi difettosamente eseguiti, sia, - a parere di alcuni - anche attraverso i medesimi orizzonti argilloso - limosi che avrebbero pur sempre una certa permeabilità, seppure molto bassa”.

La diagnosi degli autori del secolo scorso rimane ancora attuale. Nelle note illustrative del foglio 118 della nuova carta Geologica 1/50.000 (Francani, et al., 2016), si legge:

“…Lo scarso spessore o una permeabilità localmente più elevata della base dell’Acquifero Tradizionale possono fortemente condizionare il passaggio di eventuali contaminanti anche nelle falde più profonde…”.

Aggiungo che v’è fondato timore che, in taluni casi, un approfondimento e/o sfruttamento eccessivo dei pozzi profondi possa determinare la risalita di acque salmastre in pressione dagli strati soggiacenti, attraverso orizzonti di copertura non totalmente impermeabili, o la regressione verso monte del fronte di acqua salmastra, che interessa lo stesso Acquifero Profondo, nella bassa pianura (Fig. 4).

 

3 - Sono “buone da bere” le acque dell’Acquifero Profondo?

Nell’ottobre 1993 a Cusano Milanino, è stato approfondito (fino a 170 metri di profondità) un precedente pozzo (pozzo 4 - piazza Marcellino) che prima attingeva dall’Acquifero Tradizionale. Il pozzo attuale capta gli orizzonti dell’Acquifero Profondo (filtri fra 120 e 164 m) ed alimenta la rete dello storico Acquedotto di Incirano (che serve i comuni di Bresso, Cormano, Cusano Milanino e Paderno Dugnano).
Il pozzo aveva iniziato ad erogare acqua con contenuto salino in concentrazione ottimale:
residuo secco a 180 °C, intorno a 190 mg/l, meno della metà rispetto a quello (circa 450 mg/l) dell’acqua dell’Acquifero Tradizionale;
i nitrati (spia di inquinamento antropico) risultavano relativamente bassi (5,5 mg/l di N03- il 14/02/1994) confrontati con quelli presenti nei pozzi dell’Acquifero Tradizionale (ove da più decenni sono attestati su valori - 40 mg/l circa- prossimi al massimo consentito per la potabilità)
NB questi valori, pur bassi, evidenziano comunque un inizio di contaminazione, probabilmente indotto da alcuni pozzi profondi già in attività nell’area;
i composti organoalogenati, indizio di inquinamento industriale, risultavano assenti;
Ferro e Manganese, di origine naturale e frequentemente associati alle falde idriche profonde, rimanevano al di sotto dei valori di attenzione.
Le informazioni ottenute da pozzi recentemente approfonditi, nel 2017 e 2018, sempre a Cusano Milanino (rispettivamente in via Pedretti e viale Buffoli), confermano quando già descritto per il pozzo di piazza Marcellino: le acque dell’acquifero profondo, a Cusano Milanino e nel Nord Milano, salvo situazioni particolari (Francani et al., 2016) sono ancora migliori rispetto a quelle dell’acquifero tradizionale.

 

4 - Progressivo deterioramento di qualità dell’acqua dell’Acquifero Profondo

Il pozzo di piazza Marcellino (paragrafo precedente) è attivo ormai da un quarto di secolo. I dati di analisi di alcuni parametri (ione nitrico NO3-, composti organoalogenati e salinità totale), gentilmente forniti da Comune e CAP Holding, relativi all’intero periodo di attività, permettono di osservare, col passare degli anni, un progressivo aumento nella concentrazione dei nitrati (figura 2).

Fig. 2 : Evoluzione nel tempo della concentrazione di nitrati e organo alogenati (cloro derivati) nell’acqua del pozzo 4 (profondo) di piazza Marcellino, Cusano Milanino. Campioni analizzati dal 1994 (anno di approfondimento del pozzo) al 2017. I valori precedenti il 1994 si riferiscono all’acqua dell’acquifero tradizionale, prima dell’approfondimento del pozzo(dati forniti dal Comune di Cusano Milanino).

Il residuo secco (figura 3) mostra lievissime variazioni, comunque in aumento. I Composti Organoalogenati (altrimenti denominati “cloroderivati”) rimangono invece al di sotto della soglia di rilevabilità.

Fig. 3: Evoluzione nel tempo del residuo secco a 180 °C (e dei nitrati) nell’acqua del pozzo profondo di piazza Marcellino, Cusano Milanino. Provenienza dati come da fig. 3.

NOTA
Nelle figure 2 e 3 la scala verticale è stata espressamente compressa, per consentire la rappresentazione anche dei valori misurati nell’acqua del pozzo preesistente all’approfondimento.

Tabella: dati analitici utilizzati per la compilazione delle figg. 2 e 3.

Le due figure mostrano anche, per gli anni precedenti l’anno di approfondimento del pozzo, i valori di concentrazione relativi al pozzo preesistente, che captava l’Acquifero Tradizionale.
I nitrati erano appena inferiori alla C.M.A. - concentrazione massima ammissibile - di 50 mg/l, mentre gli organo alogenati mostravano concentrazione sistematicamente superiore alla C.M.A.di 30 mg/l (per questi sarebbe stato necessario l’installazione di dispositivo di filtraggio a carboni attivi, come avvenuto sul vicino pozzo n. 3 di via Italia).

È ovvio dedurre che, a seguito del prelievo d’acqua dalla falda profonda, s’è verificata la lenta discesa in profondità delle acque circolanti negli orizzonti sovrastanti. Il grafico segnala l’aumento di concentrazione dello ione nitrico dai 5-6 mg/l iniziali, fino ai 14 mg/l nel 2017, con una progressione costante che lascia presagire che nell’arco di 20-30 anni il contenuto in azoto nitrico nei pozzi profondi possa eguagliare quello dei pozzi che prelevano dal Secondo Acquifero (la sezione inferiore dell’Acquifero Tradizionale).
La velocità della contaminazione è in diretta relazione con la portata d’acqua estratta.

 

5 - Cosa ci mostrano le sezioni idrogeologica ed idrostratigrafica…

La sezione idrogeologica, compilata sulla base della stratigrafia dei pozzi per acqua (fig.1), permette di distinguere l’Acquifero Tradizionale rispetto all’Acquifero Profondo.
Il primo è caratterizzato da abbondanza di ghiaie (molto permeabili) e conglomerati (permeabili anch’essi): è la parte superiore, più chiara, nella sezione; il secondo mostra il prevalere di limi e argille (marrone), rispetto a sottili e poco estesi livelli di sabbie e ghiaie (parte inferiore, scura della sezione).
Se si osserva in particolare la parte centrale della stessa sezione, che scende al di sotto di quota zero m s.l.m., si può vedere che:
- l’Acquifero Tradizionale non supera i 100 m circa di profondità;
- al di sotto, intercalati con spessi strati poco o punto permeabili di limi ed argille, si incontrano tre strati relativamente sottili di sabbie e sul fondo uno strato con ghiaia e sabbia, a costituire quello che viene definito “Acquifero Profondo”;
- gli strati che costituiscono l’Acquifero Profondo hanno minore spessore e sono costituiti da materiali più fini e meno permeabili rispetto a quelli dell’Acquifero Tradizionale;
- di conseguenza la produttività dell’Acquifero Profondo (ne fanno fede le portate dei pozzi) non può che essere notevolmente inferiore rispetto a quella dell’Acquifero Tradizionale;
- strati e lenti che costituiscono l’Acquifero Profondo, così come quelli dell’A. Tradizionale, si approfondiscono da N verso S; è pertanto ragionevole supporre che la loro alimentazione avvenga prevalentemente a N, nell’alta pianura, ove gli acquiferi potrebbero entrare in contatto, piuttosto che per percolazione verticale nella media e bassa pianura;
- a Sesto S. Giovanni l’Acquifero Profondo giace quasi per tutto il suo spessore sotto il livello del mare.

Osserviamo invece la sezione idrostratigrafica, realizzata con l’ausilio delle linee sismiche e dei carotaggi elettrici dei pozzi per idrocarburi Agip (figura 4, Carcano et al., 2002).

Fig. 4: Sezione idrostratigrafica Burago 1 – Sarmato 1 (Sezione n.2, Carcano et al., 2002). La sezione, orientata N – S, subparallela (10 km circa ad E) alla sezione idrogeologica di figura 1, mostra l’andamento dei Gruppi Acquiferi A, B, C e D, ove il Gruppo Acquifero A, superiore (Color marrone), corrisponde al Primo Acquifero; il Gruppo Acquifero B (colore verde) corrisponde al Secondo Acquifero; il Gruppo Acquifero C (colore  rosa) corrisponde all’Acquifero Profondo.
In grigio sono indicati i livelli poco o punto permeabili, di separazione fra ed entro i singoli Gruppi Acquiferi, mentre il colore azzurro segnala la presenza di acqua salmastra o salata.
Come indicazioni di scala, mancando scale grafiche leggibili, il profilo topografico parte da quota 180 m s.l.m., termina a quota 70 m s.l.m. e si estende per circa 60 km; la massima profondità rappresentata in figura è di circa -830 m s.l.m.

La sezione mostra l’andamento nel sottosuolo dei tre acquiferi di nostra conoscenza (definiti “gruppi acquiferi” A, B e C), rispettivamente Primo Acquifero, Secondo Acquifero e Acquifero Profondo.
L’Acquifero D, ancora più profondo, è da escludere dall’uso idropotabile per la qualità dell’acqua.
Nella parte meridionale della sezione si evidenziano rapide risalite degli strati dell’Acquifero C, conseguenza dei movimenti tettonici pleistocenici (meno vistosi nei sedimenti più recenti).
Balza all’occhio la difficoltà di un flusso d’acqua significativo entro l’Acquifero Profondo, in considerazione della profondità di giacitura, nel settore meridionale della sezione, dei relativi tetto (-190 m s.l.m.) e letto (-350 m s.l.m.) e a causa degli equilibri piezometrici creatisi; ne è prova la presenza del contatto con l’acqua salata (non ancora spiazzata dalle acque dolci, o in risalita da valle), nella parte S della sezione.

 

6 - … e cosa possiamo dedurne

Come affermato dagli autori precedenti e come deducibile dai dati ricavati dall’esplorazione per idrocarburi (figura 4, Carcano et al., 2002), le acque dell’Acquifero Profondo si sono infiltrate in condizioni geomorfologiche differenti dalle attuali (differente livello del mare, presenza di fenomeni glaciali anche nell’alta pianura, differente reticolo idrologico, differente giacitura degli strati, non ancora disturbati dalle vicende tettoniche successive) e in assenza di perturbazioni di origine antropica.
Le acque dell’Acquifero Profondo hanno probabilmente cessato di fluire e percolare, seppur lentamente, da N verso S e, secondariamente, dall’alto verso il basso, quando è venuta meno la differenza di pressione conseguente all’originario dislivello positivo rispetto al livello base (livello mare).
Da parecchio tempo, valutabile in secoli, se non millenni, queste acque non subivano variazioni, al di fuori di quelle connesse con il mantenimento degli equilibri fisico-chimico-isotopici legati alla composizione delle acque e delle rocce che le contengono ed alle variazioni di temperatura e pressione.
Si trattava di acque che possiamo ben definire “fossili”; esse non rappresentavano una risorsa (come le acque contenute in un comune “acquifero” attivo, come l’Acquifero Tradizionale”, ove le acque, infiltratesi anni - e non secoli o millenni - prima, sono a mano a mano rimpiazzate da acque di composizione simile a quelle prelevate), ma una “riserva” (Carcano et al., 2002).
Ovviamente l’emungimento (estrazione mediante pozzi) di acqua dal sottosuolo ha comportato diminuzione di pressione e richiamo di acqua dall’intorno.
Abbiamo osservato il lento, progressivo incremento nella concentrazione dei nitrati e della salinità registrato, fra il 1994 e il 2017, in uno dei pozzi in produzione da più di un ventennio nell’Acquifero Profondo (figg. 2 e 3). È ovvio dedurre che l’Acquifero Profondo, non ricaricabile con acqua più recente in condizioni statiche, lo diventa in conseguenza di pompaggio da pozzi. In questo caso, a sostituire l’acqua estratta viene richiamata (prevalentemente da monte, eventualmente anche dalla superficie) acqua infiltratasi successivamente nel tempo, con caratteristiche diverse rispetto all’acqua originaria (vedi fig. 3).
Come sopra riportato, già le acque di pioggia, nella pianura milanese, sono contaminate da composti dell’azoto trasportati in atmosfera, e mostrano concentrazioni dello ione nitrico NO3-, nell’ordine dei 10 mg/l, (Guzzi, 2003). Si legga anche I nitrati nelle precipitazioni atmosferiche >>>.
L’incremento nella concentrazione di nitrati verificata nell’arco di 23 anni (fig.2) induce a prevedere che, proseguendo il prelievo ai ritmi attuali, entro il 2050 (o prima, incrementando, come sta avvenendo, il numero dei pozzi), anche l’Acquifero Profondo sarà a “rischio nitrati”, né vi saranno ulteriori risorse alternative. Se da questo pozzo venisse estratta soltanto acqua per uso potabile, per arrivare al medesimo incremento di inquinanti registrato ad oggi sarebbero occorsi 23 secoli!

 

7 - Conclusioni. Quale uso per l’acqua dell’Acquifero Profondo

Fin dal 2003, in un pubblico incontro, lo scrivente aveva proposto che l’acqua del pozzo profondo di piazza Marcellino fosse utilizzata solo per uso potabile, installando una fontanella da esso esclusivamente alimentata.
Nel luglio 2007 il Comune di Cusano Milanino, col contributo di Provincia e CAP, ha realizzato una “Casa dell’Acqua” in viale Buffoli impiegando l’acqua di rete (Fig. 5, l'inaugurazione). A questa ne è seguita una seconda nel 2019 proprio nella sopra citata piazza Marcellino. La facile retorica dell’immagine ha la meglio rispetto a scelte consapevoli per il bene comune.

Invano ci siamo opposti (Guzzi, U. “Quando l’immagine fa acqua. Che brutta figura! Le fontanelle  in viale Buffoli” – La Scossa, n.2, maggio 2007), suggerendo invece l’ubicazione della “Casa dell’Acqua” in piazza Marcellino e l’impiego del pozzo ad uso esclusivamente potabile, a servizio della sola fontana. Ancor oggi, invece, la Casa dell’Acqua distribuisce acqua di rete (quella dei rubinetti di casa - contenuto in nitrati dell’ordine dei 40 mg/l, e un discreto contenuto in organo alogenati) e l’acqua del pozzo profondo viene miscelata con l’acqua dei pozzi dell’Acquifero Tradizionale.

L’acqua immagazzinata nell’Acquifero Profondo (o Terzo Acquifero) sotto le nostre città è ancora di buona qualità; e comunque “di miglior qualità” (bassa concentrazione di nitrati, assenza di organo-alogenati) rispetto all’acqua dell’Acquifero Tradizionale. Però questo stesso acquifero, pur in parte già contaminato, non è più ricaricabile con acqua della stessa qualità.
Possiamo dedurre che quell’acqua che s’era conservata integra per migliaia d’anni per motivi stratigrafici e fisici, è anche sicura rispetto a gravi contaminazioni che possano verificarsi in futuro in superficie, e che determinerebbero invece immediate conseguenze sull’acqua dell’Acquifero Tradizionale.
Quest’ultima considerazione toglie immediatamente ogni dubbio: si tratta di un riserva che a ragione può essere definita “strategica” (Carcano et al., 2002), da utilizzare con parsimonia, in caso di grave calamità, e comunque solo per l’alimentazione umana. Risulta pertanto singolare che non solo questa riserva strategica sia stata intaccata negli anni passati, ma lo sia con rinnovata intensità negli anni in corso, ed impiegata nelle nostre abitazioni, negli edifici pubblici e industriali, nei giardini pubblici e privati, per un uso prevalentemente (98-99 %) non alimentare.
Secondo quanto comunicato dal Comune di Cusano Milanino, lo scopo dichiarato da Città Metropolitana, su richiesta di Amiacque (GRUPPO CAP), è di

“migliorare le caratteristiche qualitative” dell’acqua dell’acquedotto, citando “i nitrati come parametro maggiormente critico”.

Per risolvere il problema dei nitrati è notorio che occorrerebbe, da un lato, risanare il territorio neutralizzando le cause dell’inquinamento delle acque (controllo dei reflui civili e industriali, proibizione di pratiche agro-zootecniche insostenibili, limitazione e controllo della combustione); dall’altro incentivare il risparmio e un uso responsabile dell’acqua. Si preferisce invece dilapidare un patrimonio naturale non rinnovabile, per lasciare ai nostri figli una situazione definitivamente compromessa, dove solo grossi e costosi impianti consentiranno di produrre acqua con standard di qualità comunque inferiori rispetto a quella che attualmente stiamo sperperando.
Anche se tardiva, è indispensabile un’immediata inversione di percorso.

Umberto Guzzi (*), luglio 2019
© Riproduzione riservata

(*) Geologo, ha lavorato nel campo della idrogeologia e geotermia.
Nel 1976 ha partecipato al “Piano delle Acque dell’Emilia-Romagna”,
primo esempio in Italia di modellizzazione in scala regionale
di un sistema acquifero in depositi alluvionali.

I contenuti di questo articolo sono stati rilanciati anche dalle riviste:
L'Acqua (n. 1/2019),
Natura e Società (n. 4 dicembre 2018),
Servizi a Rete (novembre-dicembre 2018),
Natura e Civiltà (n. 2 dicembre 2018)

Si ringraziano, per la documentazione messa a disposizione, la dottoressa Paola Gattinoni, il dottor Andrea Piccin, il Comune di Cusano Milanino e CAP Holding.

BIBLIOGRAFIA