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BUON 350° COMPLEANNO FRANÇOIS

Omaggio a François Couperin nel 350° anniversario della nascita


Quando si dice che la bici fa bene… anche allo spirito e alla cultura! Una passeggiata in bicicletta lungo il Ticino con destinazione Milano ci ha portati a scoprire le meraviglie della chiesa milanese di San Cristoforo sul Naviglio e conoscere l'elevato spessore culturale del suo parroco.
“Scontata” conseguenza di queste premesse è stata l’idea di cominciare proprio da qui, con 4 appuntamenti dedicati alla musica barocca, il 350° anniversario della nascita di François Couperin (Parigi, 10 novembre 1668 - 11 settembre 1733), compositore, cembalista e organista attivo alla corte di Louis XIV, sovrano molto amante, oltre che dei piaceri della vita, anche della musica e della danza nonché ballerino egli stesso.

Esponente più insigne di una famiglia di musicisti francesi, a François verrà attribuito il titolo di “le Grand” per distinguerlo dall’omonimo zio soprannominato “l’Ancien” ma anche per mettere in risalto la sua indubbia e meritata grandezza nel mondo musicale dell’epoca e non solo di esso.
Per la sua formazione musicale non si badò a spese ritenendola fondamentale. Col risultato che, nel 1688, divenne organista a Saint Gervais (dove è sepolto) e nel 1693 fu assunto alla ambitissima Chapelle Royale di Versailles da Louis XIV. Qui tutto era incentrato sulla pompa necessaria alla glorificazione del sovrano con un organico strumentale di circa trecento musicisti fra coristi, strumentisti eccellenti fra cui spiccavano trombe e timpani nonché danzatori, impegnati in quello che rimase nel ‘700 il massimo esempio di trionfo in musica.

Ma François Couperin non volle vivere stabilmente a Versailles preferendo la sua autonomia a Parigi. Gli fu affidata l’educazione musicale dei principi reali e di qui in avanti, forte della protezione della famiglia reale, poté dedicarsi alla composizione e all’insegnamento.
Dal punto di vista pedagogico ha lasciato il trattato “L’art de toucher le clavecin”, preziosa guida ancora oggi importantissima nella formazione strumentale dei cembalisti ed ha chiarito il suo pensiero e la sua poetica musicale nelle prefazioni alle sue composizioni. Una sua nota frase ne caratterizza da subito lo stile compositivo: “Amo molto più ciò che mi commuove di ciò che mi stupisce” e ci introduce in un mondo poetico del tutto singolare e riconoscibile.

Rivolgendo la nostra attenzione alla sua produzione clavicembalistica, di grandissimo livello, la troviamo suddivisa in 4 “Livres” contenenti 27 “Ordres” (sorta di “suite”) che sono stati dati alle stampe rispettivamente nel 1713, 1716/17, 1722 e 1730.
Specialmente nei primi due libri, Couperin ricorre anche alla forma classica della suite utilizzandone la tradizionale serie di danze (Allemande - Courante - Sarabande - Gigue), ma agisce liberamente secondo la sua sensibilità poetica. Con il passare del tempo si allontanerà sempre più da questa loro successione per dare più spazio alla “Pièce de caractère”.
La forma che più usava è quella del Rondeau, con i suoi couplets (sorta di variazioni) ed il ritornello del tema che ritorna dopo ogni couplet.

I titoli di questi brani (La Castelane, L’Etincelante ou la Bontems, Les Graces Naturéles Suite de la Bontems, La Zénobie) mirano spesso a descrivere ed evocare stati d'animo, aspetti del carattere, sentimenti, sensazioni, idee, oggetti, luoghi, personaggi. Molti nomi presenti nei titoli si riferiscono chiaramente a personaggi dell'epoca, soprattutto esponenti dell'aristocrazia francese ed in particolare parigina.
Questi brani sono noti anche come “Portraits” musicali (Ritratti musicali).

I titoli sono tutti al femminile poiché tale è la parola "pièce" ("pezzo", "brano") nella lingua francese: ma spesso si tratta davvero di ritratti dei tanti personaggi femminili ruotanti intorno alla corte di Louis XIV, potenti dame dell’aristocrazia, amiche, amanti, mogli o figlie.

La musica quindi sa rappresentare l’irrappresentabile, imita i toni, gli accenti, i sospiri, le inflessioni della voce e infine tutti quei suoni con l’aiuto dei quali la natura stessa esprime sentimenti, passioni e possiede il potere meraviglioso di saperci commuovere. Rispetto al linguaggio verbale e pittorico, quello musicale le consente di tenere sempre una parte di sé stessa fuori dallo schema sociale che la genera e la giustifica.
Un biglietto d’amore può essere scoperto, letto e capito da tutti e soprattutto impugnato come prova. Ricordiamoci che la vita a corte era improntata a un diffuso libertinaggio ma si autodifendeva nella sua rigida formalità con tutti i mezzi possibili… quello del ritratto musicale poteva essere uno di questi mezzi… intercettabile dal/la destinatario/a ma non offensivo del codice d’onore.

La musica, nel fare le veci del linguaggio comune, è molto più libera e può contare su strumenti di rappresentazione tanto più analitici quanto meno sono circoscritti. “Per me i pensieri che la musica esprime sono troppo indefiniti, ma troppo definiti per essere descritti con le parole” noterà più di un secolo dopo Mendelssohn.
I musicisti francesi, e in particolare François Couperin, sanno sottolineare, sospendere, sospirare, tornire, abbellire (da qui il termine musicale “abbellimento”) le loro frasi nella ricerca della sfumatura perfetta che, da sola, chiarisce il sentimento che la anima.
La scrittura è precisa nelle sue intenzioni, ci troviamo di fronte a un “codice” espressivo e non soltanto estetico. Il mondo degli “affetti” musicali così caro a Frescobaldi, trova qui un’altra strada per arrivare al cuore dell’esecutore e dell’ascoltatore.

Nelle stanze private del Re, finalmente libero dagli obblighi di corte e alla fine di una intensa giornata al servizio della sua immagine di Stato, Louis XIV radunava la “Petite bande” musicale con al clavicembalo lo stesso Couperin, per ascoltare composizioni da camera.
Sicuramente per questi incontri privati furono composti i magnifici 4 “Concerts Royaux” in cui flauto, violino, oboe, viola da gamba e clavicembalo dialogano con grande fascino timbrico ed espressivo.

I musicisti impegnati nell’“Omaggio a François Couperin nel 350°anniversario della nascita” si sono specializzati in prassi esecutiva della musica barocca, provengono da diversi Conservatori di Musica in Italia e all’estero ma operano tutti nella realtà musicale milanese. Fedeli al modo di pensare settecentesco di “istruire divertendo”, con grande piacere hanno proposto l’ascolto, uno per concerto, di questi capolavori lasciatici da “le Grand” e di parte degli Ordres per cembalo, nei quattro appuntamenti previsti dal 27 gennaio ed a seguire il 3, 10 e 17 febbraio. Una seconda rassegna primaverile si è tenuta al Museo Bagatti Valsecchi di Milano suddivisa in tre appuntamenti: 29 aprile, 6 e 27 maggio. E non poteva mancare la stagione autunnale, ancora in una sede storicamente significativa: la chiesa di San Carlo al Lazzaretto in Milano il 10, 17 e 24 novembre (più info >>>).

“Omaggio al clavicembalo”, che nel 2007 è divenuta Associazione Culturale, nasce a Milano nel 1980 sotto la direzione artistica di Marina Mauriello. La grande passione per la musica antica, unita ad un contagioso entusiasmo da parte di tutti, ha creato le felici condizioni per realizzare, in Italia e all’estero, interi cicli di concerti che hanno visto protagonista il clavicembalo nelle più varie combinazioni strumentali: come solista, in formazione di due o più clavicembali, con altri strumenti dell’epoca, voce e orchestra d’archi.
Più volte è stata eseguita l’opera integrale per cembalo di Johann Sebastian Bach e di Domenico Scarlatti a Milano e a Vienna.
L’impronta filologica dei programmi proposti ricerca spesso contatti con altre forme d’arte come letteratura, poesia e pittura.
Da diversi anni "Omaggio al clavicembalo" è dedicato a Federico Colombo, clavicembalista prematuramente scomparso e allievo di Marina Mauriello.

Bruna Panella, gennaio 2018
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